Il paradiso terrestre dell’Inter
Dove si legge del 21esimo scudetto - Le tappe della stagione - Il lavoro del club - I protagonisti: da Chivu alla squadra
☕ La copertina. Lo scudetto numero 21 dell’Inter. Edicola. Cosa stanno leggendo in Europa. L’analisi delle prime pagine in Francia, Spagna, Inghilterra e Italia. Ruote. Kim Possible, la febbre per il pilota bambino. Discussioni. Pogacar e Sinner, il senso di un dominio. Slalom Vintage. Quelli di Calciopoli come Ricucci. Replay. Cose scritte su Slalom il 4 maggio: La Corsica e il suo sport 200 anni dopo Napoleone. Il Teleco-Slalom: La guida allo sport di oggi in tv [free sul sito]
❝L’Inter è una contraddizione❞
Gabriele Salvatores
La sera del 13 settembre quello fico sembrava Tudor. Come Chivu aveva vissuto quella strana esperienza che sono stati i Mondiali dei club, per metà epilogo di una stagione e per l’altra prologo della successiva. Il 4-3 con cui Tudor vinse Juventus-Inter tenendo la squadra in testa a punteggio pieno dopo tre giornate, parvero il certificato di garanzia di una manutenzione terminata. Come spesso accade in estate, ci sbagliavamo. In quel 4-3 arrivato al 91° e deciso da un Vasilije Adžić poi sparito, due volte era stata in vantaggio la Juve, una volta l’Inter e quattro volte erano state pari. Otto segni diversi e otto letture diverse, otto possibili commenti diversi in un’ora e mezza di calcio, ma le verità comincia a scriverle l’autunno e quasi sempre ci mette la firma l’inverno.
Nessuna squadra aveva mai vinto il campionato perdendo due delle prime tre partite. Non voleva dire che Chivu non potesse prendersi lo scudetto, ma la sera del 13 settembre voleva dire essere obbligati a fare qualcosa di mai visto. È successo. La prima giornata di svolta è stata l’undicesima, quando dopo il 2-1 ai kazaki del Kairat, quarta vittoria su quattro in Europa, Lautaro e Bonny segnano il 2-0 alla Lazio e la rincorsa è finita, la distanza iniziale è colmata, l’Inter si è affacciata in testa alla classifica. Sei punti di distacco accusati in tre partite e tutti mangiati nelle successive otto. È la domenica in cui il Napoli cade a Bologna e Conte dice una frase dalla portata gigantesca, poi anestetizzata: «Non ho voglia di accompagnare un morto. Parlerò col club che già sa cosa penso: non c’è più quell’alchimia».
Ma prima di diventare la capolista solitaria e stabile, c’è di mezzo il primo derby perso. L’Inter va in testa da sola alla 15esima con il 2-1 a Marassi, reduce dalla sconfitta con il Liverpool per una trattenuta di Bastoni a Wirtz. Il Milan è fermato sul 2-2 dal Sassuolo, la verità di quella partita è che Allegri trova i gol con una doppietta di Bartesaghi. L’altra verità è la settima sconfitta del Napoli in trasferta con l’Udinese - unica squadra in A ad aver battuto tutte le prime tre, ma questa è un’altra storia.
Gli altri tre passaggi chiave nella marcia dell’Inter sarebbero venuti alla 25esima giornata con il 3-2 alla Juventus, la sera del caso Bastoni; con il 5-2 alla Roma alla 31esima - nella prima giornata della A dopo la notte di Zenica; e nel turno successivo a Como, nel ribaltone dallo 0-2 al 4-3 finale, con il Napoli inchiodato sul pareggio contro il Parma e il divario che tocca i 9 punti. Tutto il resto è stato attesa.
🖌️ Paolo Tomaselli sul Corriere della sera scrive: “Adesso che i giocatori festeggiano scatenati, sembra tutto facile, ma non è stato un gioco da ragazzi. È sembrato più che altro un lavoro da uomini, con un’idea fissa: rivincere il campionato era la priorità assoluta, a costo di rischiare la brutta figura in Champions. Ma quando l’Inter perde nel gelo di Bodo il Milan, impegnato nel recupero con il Como, può andare a - 5 dai nerazzurri; invece si ritrova a - 10 la domenica successiva, perdendo a San Siro col Parma”.
🖌️ Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport considera: “Hanno vinto i più forti. La certificazione viene dalla differenza reti: 51 gol. Una mostruosità. I migliori ad attaccare (82 reti) e a difendersi (17 clean sheet). C’è sempre l’Inter al vertice delle classifiche virtuose del campionato: tiri in porta, tocchi in area, gol da fuori, da dentro l’area, di testa, da fermo... Solo il Como ha avvicinato la qualità di gioco dei nerazzurri”.
🖌️ Giovanni Battistuzzi sul Foglio la vede in un altro modo e scrive che “lo scudetto lo ha vinto la squadra meno imperfetta di un campionato imperfetto, che ha vissuto nove mesi di calcio non eccezionale, figlio di un sistema che vivacchia da anni senza grandi spunti per innovarsi e tornare davvero competitivo in Europa”.
IL CLUB - La partita vinta del risanamento
Dopo quasi un decennio di monocolore di non-colori [il bianco e il nero], gli ultimi sette scudetti sono andati a quattro squadre diverse e cinque modi differenti di guidare un club. La Grande famiglia industriale italiana di Torino [Juventus 2020]. La Galassia integrata Retail & Stato venuta dalla Cina [Inter 2021] Il fondo americano con approccio algoritmico [Milan 2022]. L’artigianato dell’azienda a conduzione familiare [Napoli 2023 e 2025]. Adesso un colosso del Private Equity proprietario suo malgrado, per escussione di un pegno. Affascinante.





