Il Tour de France ai tempi del cambiamento climatico
Dove si legge della corsa che parte domani sotto la minaccia delle temperature estreme e che qualche tappa possa saltare
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❝Come si può governare un paese che ha 246 varietà differenti di formaggio?❞
Charles de Gaulle
Antoine, il fait chaud
il Tour de France è stato interrotto da guerre, scioperi, disordini civili e dalla pandemia, nessuna tappa è mai stata cancellata per il caldo estremo, e adesso la corsa che parte domani da Barcellona rischia di diventare storica anche per questo.
Le borracce fredde viaggeranno su motociclette dedicate, accanto al gruppo, mentre un’altra ondata di calore si prepara a risalire Spagna e Francia, con temperature previste fino a 44 gradi. Il rischio di una cancellazione può presentarsi subito, già domenica, nei 168 chilometri lungo il Mediterraneo da Tarragona a Barcellona, quando il gruppo sarà in strada nelle ore più dure della giornata.
Thierry Gouvenou, direttore tecnico del Tour, ammette che il problema occupa ormai ogni riunione delle ultime ore. Il ciclismo ha già affrontato giornate torride, la differenza sta nella frequenza e nella violenza con cui sono arrivate durante maggio e giugno. «La situazione - spiega - è peggiore per ciò che abbiamo già vissuto nei due mesi precedenti».
Le corse recenti hanno mostrato che cosa può accadere. Al Giro di Svizzera, Elisa Longo Borghini ha avuto un colpo di calore, ha perso quasi dieci minuti e al traguardo faticava a ricordare la gara. Emilio Magni, medico della XDS Astana, lo ha descritto come un cortocircuito, il cervello smette di regolare la temperatura, poi cedono circolazione, attività cardiaca e dilatazione dei vasi.
Il protocollo meteo consente più rifornimenti, bevande fredde e un allungamento del tempo massimo. Sono misure pensate per aiutare i corridori a completare la tappa, ma non per stabilire se e quando una tappa non debba partire. La soluzione più semplice sarebbe anticipare gli orari. Pascal Chanteur, presidente del sindacato dei ciclisti professionisti francesi, propone partenze alle nove e arrivi entro le 14.30. Il Tour, però, corre anche dentro palinsesti televisivi. I momenti decisivi devono cadere nel pomeriggio europeo, quando il pubblico è più ampio, ma quando il pubblico è più ampio il caldo raggiunge il massimo.
La corsa non può nemmeno spostarsi con facilità. Lungo il percorso lavorano più di 28.000 fra poliziotti, gendarmi e addetti ai servizi di emergenza. Ogni deviazione modifica incroci, transenne, ambulanze, ospedali di riferimento, presenza degli agenti. Christian Prudhomme ricorda che si possono togliere alcuni chilometri o anticipare di mezz’ora il via, ma interventi simili cambiano poco davanti a 44 gradi.
Il caldo colpisce inoltre la stessa rete che protegge il Tour. Le ultime ondate hanno chiuso scuole e attrazioni turistiche, hanno aumentato i decessi e sovraccaricato ambulanze e pronto soccorso. La corsa dipende da servizi ai quali, negli stessi giorni, la popolazione chiederà uno sforzo eccezionale. La carovana distribuirà due milioni e mezzo di cappelli, 550.000 lattine, e trasporterà 400.000 litri di acqua in bottiglia. Ma come scrive Alessandra Giardini su Domani il tempo per adattarsi è finito. Se non cambia modello - sintetizza il giornale - lo sport più sostenibile di tutti rischia di essere anche il primo a fermarsi. Giardini racconta di quando a 37 gradi Mathieu van der Poel ha aspettato Pogacar sulla hot-seat senza maglia, scarpe e calzini, e la giuria gli ha dato 500 franchi di multa per «comportamento inappropriato». Le pare il segno di quanto il ciclismo sia indietro rispetto al caldo. “Rischia seriamente di essere il primo sport a doversi fermare a causa del cambiamento climatico”, scrive. Con il grande paradosso di presentarsi come il più sostenibile.
TUTTI CONTRO POGACAR
L’altro motivo storico riguarda Tadej Casamandrei Pogacar, sulla soglia del suo quinto Tour de France. Avendo tirato una riga nell’albo d’oro sui sette successi di Lance Armstrong, arrivare a cinque significa issarsi sulla cima dove sono già sistemati Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.





