Lo Slalom

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La Psichedembélé di Francia

Dove si legge di un Pallone d’oro che in nazionale si è ricordato come si fa

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giu 27, 2026
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📌 La copertina - La tripletta di Ousmane Dembélé in meno di mezz’ora. Ora la Francia ha persino un attrezzo in più nella sua cassetta mondiale - Spogliatoi: Egitto e Capo Verde avanti, l’Africa non si ferma più - Sentimento Beccacece, il riscatto del c.t. dell’Ecuador - Figurine: Tuchel, metti a Saka. Prossime partite: Le analisi di Emma Hayes - La recita di Modric - Cosa succede nella testa di Messi quando cammina - Lezioni americane: Il calcio di Jürgen Klopp e i Mondiali degli highlights - Era l’anno dei Mondiali: 27 giugno 1986, la Gazzetta dice che Maradona ha superato Pelé - 🗞️ Edicola - Cosa stanno leggendo in Europa. L’analisi delle prime pagine in Francia, Spagna, Inghilterra e Italia. 🟧 Dai campi: Sara Curtis e la Diamond nel caldo di Parigi. Americhe: Hanno ripreso a picchiare Caitlin Clark - Tennis: Il tabellone di Wimbledon 🟫 Il Teleco-Slalom: La guida alla giornata di sport in tv


❝Tirate il sipario, la farsa è finita❞

François Rabelais

Un attrezzo in più nella cassetta di Deschamps

Bisogna possedere una dose monumentale di sfrontata grandeur, tipica di chi guarda il resto dell’umanità dall’alto di una baguette e di un bicchiere di Bordeaux, per presentarsi al banchetto del Mondiale e spiegare come si trasforma da un momento all’altro il gioco del calcio in una passerella di alta moda o in un tappeto da festival di Cannes. Nell’estate in cui la Francia dal talento osceno sta in cima ai pronostici assetata di tutto come Pantagruel, la vendetta più deliziosa contro le nostre false certezze è arrivata dalla resurrezione laica di Ousmane Dembélé in una sola sera.

Per anni, nelle stanze del Paris Saint-Germain e sotto il cielo di Francia, questo ragazzo dalla genialità intermittente è stato l’oggetto misterioso di un equivoco, un giorno Pallone d’oro per le sue accelerazioni da brivido, il giorno dopo declassato a pallone vintage di cuoio, buono solo per le caricature dei boulevard o per far disperare Deschamps, incapace di decifrarne le pause. Ieri sera, su un prato del Massachusetts, il copione si è ribaltato con la precisione di un fulmine, senza che stavolta sulla Francia ce ne fossero. Mentre la Norvegia lasciava Erling Haaland in panchina a fare la figura del gigante di ghiaccio, risparmiato per chissà quale inverno, Dembélé si è preso la scena con una tripletta da record, la seconda più veloce nell’enciclopedia dei Mondiali dal 1954 a oggi. Ha segnato di destro, ha infierito di sinistro, ha ballato sulle macerie della difesa vichinga con la leggerezza di chi s’en fout di quella reputazione da attaccante nazionale incompiuto. Una specie di Roberto Mancini in Bleus. Una specie.

Vedere questo corsaro uscire dopo un’ora di gioco tra gli applausi di uno staff che lo dosa come un profumo raro, significa capire che la Francia ha aggiunto un’altra micidiale risorsa alla cassetta degli attrezzi, per sfilare la Coppa a Messi e non far venire strani pensieri a tutti gli altri, da Yamal a Vinicius, da Bellingham a Ronaldo. Se l’indolente Dembélé [Indémbélè] ha deciso di togliere i panni dell’enigma per mettere quelli della certezza, il ballo fino al MetLife Stadium di East Rutherford adesso può perfino condurlo lui.

✍️ The Artist dice L’Equipe in prima pagina. Ma non come quello del film, che nel passaggio dal cinema muto al sonoro si sentì fuori posto, spaiato, inadatto al nuovo mondo. Ousmane Dembélé la voce l’ha trovata. Ora il grande paradosso è che nel sedicesimi di finale a New York andrà in campo per la quarta volta consecutiva da titolare, con l’aura dell’intoccabile, mentre quattro di fila nel PSG non le ha giocate mai.

Che mondo sarebbe mai questo, tuttavia, se non ci fosse un motivo per obiettare, per non sembrare più svegli di quanto chieda la realtà. Così Vincent Duluc su Ll’Équipe vede nel 4-1 un successo difficile da misurare. Il primo posto evita spostamenti fino all’eventuale semifinale, ma è giunto - dice - spendendo titolari a quattro giorni dai sedicesimi, in un pomeriggio senza bisogno di intensità né rigore. Dembélé lo ha acceso con tre gol in ventisei minuti e ha rovesciato i ruoli, trasformando Mbappé in doppio signore dell’assist. “Non bisogna lasciare Dembélé nell’uno contro uno, soprattutto nei giorni in cui potrebbe passare nell’uno contro tre”, scrive Duluc. Il rigore parato da Maignan e l’impatto di Barcola sono state le altre due risposte utili della partita. Il terzo gol di Dembélé, con 17 passaggi e 11 calciatori coinvolti, è la prova della maestria di un artista dentro una prova da orchestra.

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